Lectio del professor Federico Faggin: Robot Coscienti? Realtà o fantascienza?

Ieri al Teatro Civico di Schio il professor Federico Faggin ha tenuto la lectio: Robot Coscienti? Realtà o fantascienza?

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Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Dal 1968 Faggin risiede negli Stati Uniti ed ha assunto anche la cittadinanza statunitense. Fu capo progetto dell’Intel 4004, il primo microprocessore al mondo, e di tutti i primi microprocessori dell’Intel (8008, 4040 e 8080) e creò anche l’architettura del 4040 e dell’8080, il primo microprocessore ad alta prestazione. Fu anche lo sviluppatore della tecnologia MOS con porta di silicio (MOS silicon gate technology), un contributo fondamentale che permise la fabbricazione dei primi microprocessori.

La norma UNI CEI EN 16001

Quando il premio Nobel Ilya Prigogine introdusse il concetto di “strutture dissipative” (ossia quei sistemi complessi che mantengono la propria coerenza interna a spese dell’aumento di entropia complessiva, “degradando” risorse ed energia) lo scienziato aveva in mente soprattutto i sistemi biologici. Ma il concetto si applica altrettanto bene a ogni organizzazione umana: un’azienda manifatturiera, un ente pubblico, uno studio professionale sono “organismi complessi” che vivono e prosperano consumando energia per perseguire i propri fini.
Il paradigma di consumo indiscriminato, che ha guidato lo sviluppo industriale degli ultimi due secoli, è ora messo in discussione da un incipiente era di risorse decrescenti e di ardue sfide ambientali. Alle organizzazione toccherà quindi una difficile conversione, che le porti a consumi e impatti ambientali sempre minori: la “pressione ambientale” che guiderà il cambiamento sarà sociale, economica e legislativa ma il cambiamento dovrà nascere all’interno delle organizzazioni stesse.
In questa ottica nasce nel 2009 la nuova norma UNI/CEI EN 16001 – requisiti e linee guida per i sistemi di gestione dell’energia: la norma nasce in ambito europeo dal comitato CEN/CENELEC TF 189 e si configura come un potente strumento operativo per perseguire gli obiettivi della Direttiva 2006/32/CE sull’efficienza degli usi finali dell’energia.
Concettualmente la UNI/CEI EN 16001 ricalca norme precedenti come la ISO 14001:2004 ed è facilmente integrabile con queste. Le sue principali caratteristiche sono:

  • universalità: la norma si propone a ogni tipo di organizzazione che voglia controllare e gestire il suo consumo di energia in modo efficiente;
  • bassa prescrittività: non vengono imposti valori di performance energetica ma deve essere l’organizzazione a darsi gli obiettivi in campo energetico;
  • certificabilità: l’impegno dell’organizzazione sull’efficienza energetica può essere certificato da un ente terzo.

Il percorso che porta un’azienda anche medio-piccola a certificarsi secondo UNI/CEI EN 16001 comincia sempre dalla definizione della Politica Energetica, il documento con cui la direzione dell’azienda fa proprio l’impegno al miglioramento continuo in campo energetico e si impegna a rendere disponibili le risorse necessarie. A questo deve fare seguito un audit energetico che permetta il censimento degli “aspetti energetici” ossia degli aspetti dell’attività che comportano un consumo di energia significativo. Questi vanno messi in relazione con i “fattori energetici”, cioè con tutte quelle variabili che influenzano i consumi: se talvolta questa correlazione è semplice da individuare (ad esempio l’aspetto energetico “riscaldamento degli uffici con metano” è ovviamente correlato con il fattore energetico “temperatura esterna”) spesso la relazione è più celata e scoprirla è l’occasione per comprendere al meglio l’utilizzo dell’energia all’interno dell’organizzazione.
Nell’audit va compreso anche un controllo di rispetto della obblighi legislativi in materia. Anche se la normativa energetica è molto meno corposa e articolata di quella ambientale, nondimeno esistono obblighi ben precisi: vanno ricordati ad esempio gli adempimenti dettati dalla Legge 10/91 quali la nomina dell’energy manager per le aziende “energy intensive” o gli obblighi di isolamento degli edifici e di efficienza minima degli impianti di riscaldamento. Da quanto detto risulta chiaro come, a causa dell’elevato livello delle competenze necessarie, quasi sempre sia indispensabile affidare a strutture specializzate l’esecuzione degli audit.
A questo punto, sulla scorta dei risultati dell’audit, va modellato il sistema di gestione vero e proprio. Il lavoro comporta spesso l’integrazione di procedure e istruzioni operative già esistenti: a causa dell’elevato impatto economico della bolletta energetica le organizzazioni si sono già date dei metodi di controllo e monitoraggio ma questi sono pezzi dispersi e incompleti di un puzzle che va riordinato. Occorre quindi procedere a una “gap analisys” per verificare quali aspetti della norma sono attualmente ottemperati e quali vanno invece modificati o introdotti in azienda, in modo da indirizzare correttamente una futura certificazione del sistema.
Le parti sulle quali è necessario intervenire sono solitamente quelle relative alla costruzione di obiettivi sull’uso dell’energia. L’organizzazione si deve dare un programma di riduzione dei consumi, in modo da innescare quel ciclo di Deming (plan / do /check / act) che sta alla base di tutti i sistemi di gestione. Particolare accento è posto dalla norma sulle procedure di manutenzione e gestione degli offset ma soprattutto sulla formazione e informazione in campo energetico: anche in azienda, come nella vita domestica, sono i comportamenti (più che gli investimenti) a spostare la bilancia del consumo efficiente. Va quindi rivisto e migliorato l’“organigramma energetico” per evidenziare tutti i ruoli che hanno responsabilità rilevanti nel consumo complessivo.
A capo del Sistema di Gestione andrà nominato un Responsabile del sistema. Tale figura non va confusa con l’energy manager che la legge impone di nominare alle aziende produttive che hanno un consumo superiore ai 10.000 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio): le competenze che la norma chiede al RSGE, quali la capacità di confrontarsi con i tecnici e gli esperti, lo fanno diventare il reale perno della gestione efficiente dell’energia. Suo compito è inoltre affrontare e gestire le non conformità del sistema di gestione.
Il sistema prevede infine audit e incontri periodici di verifica dei risultati conseguiti (riesame di direzione). Il riesame, comune a tutti i sistemi di gestione, è il momento in cui la Direzione prende in esame input e output del sistema per confermare o modificare se ce ne fosse bisogno gli obiettivi finali del sistema: tale momento dovrebbe anche comprendere, per quanto possibile, un bench-marking con i risultati ottenuti da organizzazioni similari.
In conclusione le possibilità/opportunità offerte dai sistemi di gestione dell’energia, consentono di governare e gestire in modo consapevole / intelligente / razionale e – quindi – efficiente / efficace / ottimizzato i vari aspetti tecnici ed economici delle modalità secondo le quali soddisfare il fabbisogno complessivo di energia di un qualsiasi ciclo produttivo industriale, con costi assai contenuti (anche in termini di impiego di risorse umane) e perciò sostenibili anche da Aziende di dimensioni limitate. La concretizzazione di un siffatto approccio integrato e coordinato alla gestione dell’energia risulta prodromica all’implementazione delle registrazioni e ottimizzazioni richieste dalla nuova Norma UNI/CEI EN 16001.
Per un’Azienda medio-piccola è tuttavia necessario:
– che il Management sia ben consapevole della rilevanza dei costi energetici, non solo per il loro aspetto strettamente economico ma anche per i connessi risvolti socio-ambientali;
– che ci si avvalga dell’assistenza di una qualificata struttura di consulenza specialistica in campo energetico, per la costruzione di un appropriato sistema di gestione dell’energia.

Il ruolo dell’Energy Manager e dell’Esperto in Gestione dell’Energia

Nei tardi anni ’70 il mondo occidentale si trovò davanti a un panorama di macerie: le due crisi energetiche del 1973 e del 1979, pur molto diverse per cause e conseguenze, avevano minato le fondamenta di un modello basato sulla crescita ininterotta e il loro intero apparato produttivo andava riorganizzato su basi di efficienza nell’uso delle risorse. Uno dei punti più bisognosi di attenzione era proprio quello del consumo energetico e l’Italia si diede, con D. Lgs. 308 del 1982, una prima struttura di energy management: le aziende industriali con un consumo superiore alle 10.000 Tonnellate Equivalenti di Petrolio all’anno (TEP, un’unità di misura dell’energia particolarmente adatta a riassumere forme diverse di consumo) erano obbligate a comunicare al Minisitero dell’Industria il nominativo del funzionario responsabile per la conservazione dell’energia.

Detta figura venne poi estesa e ampliata con la fondamentale legge n. 10 del 1991, che estese l’obbligo della nomina del Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia (spesso indicato col termine inglese Energy Manager – EM) anche a tutte le attività dei settori diversi dall’industriale che hanno consumi annui superiori ai 1.000 TEP. Incarichi e obblighi del reponsabile vennero dettagliati nella circolare 219/F/92 (punto 14) la quale stabilisce che nel responsabile per la conservazione e luso razionale dellenergia si configura un professionista con funzioni di supporto al decisore in merito al miglior utilizzo dell’energia nella struttura di sua competenza non avendo peraltro responsabilità in merito all’effettiva attuazione delle azioni e degli interventi proposti, ma solo in merito alla validità tecnica ed economica delle opportunità di intervento individuate.

La Circolare MICA del 2 marzo 1992, n. 219/F riporta inoltre le modalità di trasformazione dell’energia consumata in TEP: i valori in essa contenuti vanno usati qualora non siano noti dati precisi sui poteri calorifici dei combustibili utilizzati. Qualora il combustibile adoperato non rientri fra le voci in tabella (p.e. biodiesel, GECAM, etc), il valore del potere calorifico inferiore va richiesto al fornitore. Va notato che alcuni di questi valori sono influenzati dall’evoluzione tecnologica. E’ il caso della conversione dell’Energia Elettrica in TEP, il cui valore è stato fissato recentemente in 0,187 tep/MWh, tiene conto dell’evoluzione in corso ed è legato agli esiti del mercato dei certificati bianchi; esso si riferisce al confronto con impianti nuovi a ciclo combinato e non al parco medio di tutti gli impianti di generazione.

Le responsabilità e le competenze dell’Energy Manager sono state poi ampliate dal D. lgs. 192 del 2005 che prescrive che il rispetto delle caratteristiche di energetiche dei nuovi edifici debba essere verificato dal Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia nominato dall’ente che riceve la domanda. Il ruolo dell’EM si intreccia con quello del certificatore energetico, colui che attraverso la certificazione energetica, attesta la prestazione o il rendimento energetico di un edificio, cioè il fabbisogno annuo di energia dell’edificio stesso.

Altre recenti normative hanno ampliato ulteriormente il campo d’azione dell’EM: il DM. 21.12.2007 evidenzia come i progetti predisposti per acquisire i c.d. Certificati Bianchi alfine di conseguire gli obiettivi dei Decreti nella riduzione dei consumi finali di Energia possano essere eseguiti non più solo attraverso:

  • azioni delle imprese di distribuzione;

  • società controllate dai medesimi distributori;

  • società terze operanti nel settore dei servizi energetici, comprese le imprese artigiane e loro forme consortili;

ma anche dai:

  • soggetti tenuti alla nomina del responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, che hanno effettivamente provveduto a tale nomina, i quali realizzano misure o interventi che comportano una riduzione dei consumi di energia primaria maggiore di una soglia minima, espressa in TEP, determinata dall’AEEG.

Ma nonostante queste aperture, quello dell’EM rimane il ruolo di una figura aziendale: negli ultimi anni si è affermata la necessità di costruire un mercato dei servizi energetici, in cui le istanze economiche, energetiche, finanziarie e di tutela dell’ambiente si incrocino e si fertilizzino reciprocamente. E’ in questo contesto che nasce la figura dell’Esperto in Gestione dell’Energia (EGE) figura certificata ai sensi della Direttiva 2006/32/CE. Questi esperti hanno competenze maturate grazie ad un’idonea esperienza sul campo di tipo tecnico, economico-finanziario, normativo e anche in tema di comunicazione sul tema energia.

Ovviamente gli EGE possono operare in modo qualificato come Energy Managers e negli ambiti delle diagnosi, degli studi di fattibilità, dei contratti sulle forniture e sui servizi energetici, della certificazione energetica degli edifici e degli impianti, dell’accesso agli incentivi, della responsabilità di sistemi di gestione energia e della definizione di strumenti procedurali e normativi.

La direttiva 2006/32/CE viene recepita in Italia dal d. Lgs. 115/2008 e specificatamente dall’art. 16 dove si parla di “Qualificazione dei fornitori e dei servizi energetici”. “…Allo scopo di promuovere un processo di incremento del livello di qualità e competenza tecnica per i fornitori di servizi energetici, con uno o più decreti del MSE è approvata, a seguito dell’adozione di apposita norma tecnica UNI-CEI, una procedura di certificazione volontaria per gli esperti in gestione dell’energia. Tale norma viene printamente promulgata dall’UNI il 10/12/2009 ed è la norma UNI CEI 11339, che definisce l’EGE come il soggetto che ha le conoscenze, l’esperienza e la capacità necessarie per gestire l’uso dell’energia in modo efficiente.

Il campo dei competenti in campo energetico è a questo punto coperto da due figure, l’EM e l’EGE, che occupano il settore in modo complementare: il primo (EM), nominato dal soggetto interessato, continuerà a svolgere la propria attività di professionista interno o esterno. Tale figura potrà essere interessata o meno a certificare le proprie competenze in materia energetica, specie nel caso della libera professione, e quindi aderire al processo di certificazione volontaria. Il secondo certificato come esperto in gestione dell’energia (EGE) potrà svolgere anche funzioni diverse dalla figura dell’energy manager, come ad esempio operare all’interno di una Energy Service Company (ESCO).

Entrambe le figure sono i referenti principali per l’implementazione in azienda di un Sistema di Gestione dell’Energia secono la nuova norma ISO 50001:2011. Il sistema consente all’organizzazione di avere un approccio sistematico al continuo miglioramento della propria efficienza energetica: la norma descrive i requisiti per un continuo miglioramento sotto forma di un più efficiente e più sostenibile uso dell’energia, senza tener conto della sua forma. La norma è applicabile ad ogni organizzazione che desideri assicurarsi di essere conforme alla propria politica energetica e dimostrare tale conformità ad altri mediante autovalutazione e autodichiarazione di conformità o mediante certificazione di terza parte del proprio sistema di gestione dell’energia.

Inizia l’era dell’efficienza energetica!

L’energia è al centro dell’attenzione dei media da qualche tempo per vari motivi, fra cui: l’andamento dei prezzi del petrolio, le problematiche collegate alla sicurezza degli approvvigionamenti, l’attuazione del Protocollo di Kyoto, i cambiamenti introdotti
dalla liberalizzazione dei mercati e dal decentramento.
Ciò h aprodotto una serie di cambiamenti importanti del sistema energetico del Paese e sta portando ad una maggiore e diffusa sensibilità ai temi dell’energia e dell’ambiente. Alle incertezze che hanno caratterizzato gli ultimi anni fa da contrappeso un mercato in crescita, in grado di offrire nuove opportunità a chi opera nel settore.