E’ nata: pubblicata la norma ISO 50002

Ultima nata della famiglia 50000 la norma ISO 50002 descrive le modalità di esecuzione degli energy audits, fondamentali per ogni intervento efficenziale.

Abstract

ISO 50002:2014 specifies the process requirements for carrying out an energy audit in relation to energy performance. It is applicable to all types of establishments and organizations, and all forms of energy and energy use.

ISO 50002:2014 specifies the principles of carrying out energy audits, requirements for the common processes during energy audits, and deliverables for energy audits.

ISO 50002:2014 does not address the requirements for selection and evaluation of the competence of bodies providing energy audit services, and it does not cover the auditing of an organization’s energy management system, as these are described in ISO 50003.

ISO 50002:2014 also provides informative guidance on its use.

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Gli sconti per le aziende energivore

Con la deliberazione 340/2013/R/EEL l’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas ha fissato nel 1 luglio la data di entrata in vigore dei nuovi sconti in bolletta per i grandi clienti energivori. Voluto dal ministro Passera, lo sconto costerà allo stato italiano 600 milioni di euro.

La delibera dell’AEEG, emanata ieri, prevede di stabilireall’1 luglio 2013 la decorrenza degli effetti economici delle  agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia, di cui all’articolo 39, del decreto legge 83/12 , cioè il decreto Sviluppo del Governo Monti, al quale è seguito il regolamento attuativo del 26 aprile.

Per essere energivori si devono consumare più di 2,4GWh annui di energia elettrica o di altra fonte. Lo status si acquisisce o si perde sulla base dell’anno solare, e per ora darà luogo solamente all’iscrizione in un registro, consultabile, di prossima stesura.

Tra questi energivori, il sottoinsieme di coloro (società, non siti produttivi) che risultano iscritti con determinati codici ATECO (per esempio fuori grande distribuzione e telecomunicazioni, a causa delle minori sofferenze di questi settori rispetto al manifatturiero) che consumano più di 2,4GWh di sola energia elettrica, e che contemporaneamente spendono per energia e prodotti energetici vari più del 3% del fatturato, ha diritto ad accedere ad una quota variabile di rimborso di alcune addizionali in bolletta (tutte meno due) sulla base dell’appartenenza a ben precisi scaglioni di rapporto costi/fatturato (dati certi, dell’anno precedente, come da fatture acquisti e bilancio approvato).

Si assiste già ad una serie di manovre dei grandi gruppi, che sposteranno le società ricomponendole in soggetti ad alto rapporto energia/fatturato, destinate ad inoltrare le domande in posizione di forza, e società a bassa intensità energetica, dove verranno posteggiati i processi non incentivabili.

La prima e più grave bomba ad orologeria è l’impossibilità di prevedere i costi di sostentamento di un tale sistema da parte del nostro GSE, che non è stato capace neanche di prevedere il trend degli oneri per l’incentivo a fotovoltaico ed eolico, che richiedeva di effettuare addirittura una moltiplicazione al mese, e che quindi solo a posteriori può accorgersi delle manovre operate da grandi gruppi internazionali dotati della massima capacità di adattamento e sfruttamento delle pieghe normative.

Pronti per una calda estate? Fissata la T minima per la climatizzazione estiva

Il Governo nella seduta del 15 febbraio 2013 ha approvato lo schema di regolamento su conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici.
Lo schema di regolamento integra la disciplina attualmente prevista (Dpr 412/1993) sulle ispezioni degli impianti di riscaldamento con una specifica disciplina di ispezioni e controlli per gli impianti di condizionamento (viene fissata la min T estiva a 26 °C).
nIl regolamento introduce anche semplificazioni per i cittadini: per gli impianti di climatizzazione invernale di potenza termica utile nominale compresa tra 10 kW e 100 kW alimentati a gas, metano o gpl e per gli impianti di climatizzazione estiva di potenza termica utile nominale compresa tra 12 e 100 kW l’ispezione dell’impianto è sostituita dall’accertamento del rapporto di controllo di efficienza energetica inviato dal manutentore o terzo responsabile.

Green Public Procurement – la strada della PA verso la sostenibilità

ImageQuando si cerca di interpretare il panorama “ecologico” di questo scorcio di XXI secolo, alcune delle chiavi più importanti le dà Georgescu-Roegen, il grande economista ecologico rumeno: solo la natura produce ricchezza e si presenta come realmente produttiva (che “produce” realmente qualcosa) mentre il ciclo economico di produzione-distribuzione-consumo si presenta come organizzatore e consumatore di risorse già create.

In quest’ottica come si conciliano le necessità della “natura” con quelle di una società complessa e fortemente non lineare come quella odierna? Parlare genericamente di “sviluppo sostenibile” rischia di essere una comoda foglia di fico. Più utile cercare quei metodi che permettono di avviare il volano di produzioni eco-compatibili, come ad esempio la “Politica Integrata di Prodotto” (Integrated Product Policy – IPP) che attraverso una pluralità di strumenti cerca di contenere gli impatti ambientali associati: Ecolabel, valutazioni d’impatto, analisi del ciclo di vita, ecc.

Si fa strada la maturazione di una tale coscienza anche nella Pubblica Amministrazione, con l’accordo “Europa 2020”, promulgato dalla Commissione Europea per tracciare le strategie dello sviluppo Europea per la prossima decade, al quale è strettamente collegato il Patto dei Sindaci, un protocollo liberamente sottoscritto dalle Amministrazioni Comunali, che si impegnano ad adottare volontariamente specifiche misura di tutela dell’Ambiente, strategie di abbattimento delle emissioni di gas ad effetto serra e sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Una delle misure più interessanti in questo senso è il Green Public Procurement (GPP), ossia la corsia preferenziale che le Pubbliche amministrazioni dovrebbero riservare ad acquisti a ridotto impatto ambientale: risulta chiaro che se una parte consistente di amministrazioni pubbliche incrementerà la propria domanda di prodotti “ecologici” ci sarà un effetto enorme sul mercato dei prodotti compatibili con l’ambiente e l’industria sarà portata ad aumentarne sensibilmente la produzione e contenerne i costi.

Nel suo complesso il GPP ha la capacità potenziale di:

influenzare il mercato, quindi anche gli stakeholders che operano intorno ad esso (imprese, altri consumatori);

favorire l’integrazione delle considerazioni ambientali nelle politiche di altre settori;

facilitare l’integrazione ed attuazione di svariati strumenti nell’ambito delle politiche integrate di prodotto degli enti locali.

Inoltre va osservato che l’acquisto di beni e servizi a impatto ambientale ridotto può essere asservito al raggiungimento di obiettivi di protezione ambientale specifici (riduzione dei consumi complessivi; risparmio energetico, riduzione della produzione dei rifiuti, ecc.). Ma attenzione: prodotti e servizi a impatto ambientale ridotto, per poter essere considerati tali, devono possedere dei requisiti specifici. La maniera più diretta per verificare che un prodotto/servizio abbia tali requisiti è quel la di fare riferimento ai criteri ecologici che il prodotto/servizio deve rispettare per ottenere un’etichetta ecologica. Ciò garantisce sia la “scientificità” che la “fattibilità” del criterio ecologico stesso.

Tutto questo ha cominciato a essere recepito a partire dal Piano d’Implementazione di Johannesburg (nell’ambito del World Summit on Sustainable Development del 2002): il Piano indica che le autorità pubbliche dovrebbero essere indirizzate ad integrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile nei processi decisionali, inclusi quelli che riguardano la pianificazione per lo sviluppo locale, gli investimenti e gli acquisti pubblici, attraverso lo sviluppo e la diffusione di prodotti e servizi compatibili con l’ambiente (il GPP, Green Public Procurement).

Questi indirizzi si sono riverberati in Italia nella Strategia d’Azione Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile in Italia, approvata nel 2002 dal Ministero dell’Ambiente che indica gli obiettivi e i target, in termini di beni ecologici acquistati, che la Pubblica Amministrazione dovrebbe raggiungere entro il 2006: l’obiettivo è il 30% dei beni che dovrebbe rispondere a specifici requisiti ecologici. Inoltre il 30-40% del parco dei beni durevoli dovrebbe essere a ridotto consumo energetico.

La Legge Finanziaria 296 del 27 Dicembre 2006 ha previsto infine l’elaborazione di un “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione”. Il Decreto Interministeriale n. 135 dell’11 Aprile 2008 ha recepito il Piano d’Azione predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed approvato di concerto con il Ministero dell’Economia.

Le prime norme in materia di acquisti ambientalmente preferibili apparsi a livello nazionale facevano riferimento ad alcuni tipi di materiali di recupero: materiali biodegradabili, carta, plastica, materiali generici. Gli interventi hanno riguardato principalmente la promozione dell’uso della carta riciclata con relativa fissazione di obiettivi minimi di copertura del fabbisogno di prodotti con materiali riciclati che vanno dal 20 al 50%.

Fortunatamente negli ultimi anni si è vista però un’evoluzione del contesto normativo che tende a spronare l’introduzione di sistemi di acquisti verdi e non solo di acquisti di singoli materiali. Ne sono un esempio le “Norme per la promozione degli acquisti pubblici ecologici e per l’introduzione degli aspetti ambientali nelle procedure di acquisto di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche” della Regione Puglia che prevedono che la Regione, le Province, i Comuni con più di 5000 abitanti approvino un Piano d’Azione di durata triennale finalizzato alla definizione di un programma operativo per l’introduzione dei criteri ambientali nelle procedure d’acquisto di beni e servizi e volto a conseguire l’obiettivo di riconversione al termine del triennio di almeno il 30 % delle proprie forniture.

Introdurre seriamente delle pratiche di GPP nella pubblica amministrazione richiede una pianificazione attenta. In particolare devono essere riviste in chiave ecologica le fasi di:

  • definizione dell’oggetto;

  • definizione delle specifiche tecniche relative;

  • selezione dei candidati;

  • aggiudicazione;

  • esecuzione.

Un elemento chiave per il successo del GPP è l’informazione del personale della PA e soprattutto la raccolta della “best practices” in materia.

ICLEI (International Council for Local Environmental Initiatives) una ONG che coopera attivamente con l’ONU e che raccoglie oltre 1200 Pubbliche Amministrazioni nel Mondo, ha studiato diversi protocolli ed implementato molte iniziative infrastrutturali per aiutare Comuni, Provincie, Regioni e Governi ad integrare il processo GPP, particolarmente apprezzato è Protocollo “Procura +”, ideato per offrire delle linee guida alle Amministrazioni in materia di:

  • elettricità da risorse rinnovabili;

  • computer e apparecchi elettronici ad alta efficienza energetica;

  • cibi biologici per mense, ospedali e catering in genere;

  • edifici che rispettino standard elevati di efficienza nel riscaldamento e nel condizionamento;

  • servizi per la pulizia orientati alla protezione della salute umana;

  • servizi di trasporto pubblico orientati alla qualità e con mezzi ad emissioni ridotte.

Le review effettuate sulle esperienze di GPP hanno mostrato che l’adozione di una strategia di acquisti verdi può portare anche ad una razionalizzazione complessiva delle politiche d’acquisto e quindi a dei benefici economici oltre che ambientali. Inoltre, tutti gli ostacoli legati alla difficoltà di promuovere il cambiamento, che spesso caratterizza diversi settori dell’amministrazione, possono essere superati dall’adozione di una politica organizzata e degli strumenti di supporto idonei all’introduzione del GPP.