L’Ecobonus 2017

La Legge di Bilancio, approvata in Parlamento a fine 2016, anche quest’anno punta a sostenere economicamente modalità produttive o forme di consumo che riducono l’impatto ambientale. Il cosidetto “ecobonus” contiene delle interessanti opportunità nel campo dell’efficientamento energetico per privati e imprenditori.

Ecobonus nella Finanziaria 2017

Viene prorogato l’Ecobonus, detrazione fiscale per la riqualificazione energetica, e la proroga vale fino a 2021, con delle percentuali di detrazione tra al 70% e al 75% per i condomini. Per le abitazioni private la detrazione al 65% viene estesa al 2017.

Bonus ristrutturazione edilizia nella Finanziaria 2017

Il Bonus concesso alle ristrutturazioni è prorogato fino al 2017 con una detrazione del 50%. Rimane valido per il 2017 il Bonus Mobili con la possibilità di detrarre le spese di acquisto di mobili al 50%.

Bonus Alberghi nella Finanziaria 2017

Il Bonus Alberghi, prorogato fino al 2018 permette di detrarre le spese per il 65% della spesa.

Sisma Bonus nella Finanziaria 2017

Per il Sima Bonus vengono confermate le “scale” di detrazione che si applicano a seconda della classe antisismica raggiunta dopo l’intervento: i parametri da rispettare sono 50, 70, 80% per le case e 50, 75, 80% per i condomìni.

 

Non sono state approvate alcune detrazioni che erano state inizialmente ventilate:

– credito d’imposta 65% per le spese di classificazione sismica,

– bonus 65% per la bonifica amianto,

– possibilità della cessione del credito d’imposta anche per le opere in singole unità abitative,

– detrazione 50% per la sistemazione a verde di aree scoperte di pertinenza,

– ampliamento del perimetro della cessione del credito di imposta dai soli fornitori alle banche, per l’ecobonus e il sisma bonus.

 

Il grafico più importante

6Whenever I show up at a new client’s, the first thing they pass in front of me is their “Energy Profile,” or “Energy Report,” or (and this is the most accurate title) “Energy History.” These plots show some form of energy consumption over some time period, usually electricity and natural gas over the course of a year. This is a logical place to start, and you can acquire some real insights.

Take a look at the chart on the left here. (This is all fabricated data by the way.) This chart shows energy consumed through a typical week for an injection mold machine making plastic chairs. So what do we learn? Well, clearly something different happened on Friday. Maybe there was an early shut down, maybe operators were just paying less attention. Something seems to have been happening on Wednesday as well. These definitely call for some investigation. If nothing else, we’ll understand the weekly cycle better.

But, really, this chart doesn’t give us any sense of how our production rate drives our energy consumption. In ISO 50001 parlance, we would say that Time is NOT a Relevant Variable. Our energy consumption does not change because Time is passing! Our energy consumption changes because OTHER THINGS are changing. In this case, it is Production.

Take a look at the second chart. Oh my! Now we seem to be getting some useful information! We can see now, not only that energy consumption is proportional to Production, but we can see HOW it is related to Production. We can actually determine the mathematical relationship between the two. That means that given Production projections, we can compute Energy Consumption projections! Isn’t that a grand piece of information to pass to your CFO? You can also now deliver an estimate of marginal energy intensity per chair produced. Be careful now! You are making yourself profoundly useful to your top management!

Finally, you can identify a key insight for your own energy improvement efforts. This relationship tells you how much of your energy consumption is related to Production, and how much is Baseload. I’ve seen places where a simple analysis such as this revealed that the Baseload was over half of their monthly energy consumption! They had been working diligently on reducing energy consumption in their Production processes, but it turned out that the Baseload was the elephant in the room.

They asked me, “Why is it so much?” I said that I surely didn’t know, but that they had better find out.

(And if you’d like to see what this feels like from the elephant’s point of view, click here: https://twitter.com/PaulBirkeland/status/240609468910563328/photo/1)

ENI vuole trasformare la raffineria di Venezia nella prima bioraffineria del mondo

Dopo che l’amministratore delgato di ENI Scaroni ha presentato il progetto di bioraffineria (http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=221030) registriamo l’intervento di Simone Padoan, direttore di ANSAC Italia, vicepresidente di APIndustria Venezia e profondo conoscitore del mercato dei biocarburanti italiano.

La bioraffineria di ENI è un biglietto vincente alla lotteria: non buttiamolo via.

Simone Padoan, vice presidente APIndustria Venezia.

Se ENI porterà a termine l’investimento per la “Green Refinery”, il nostro Territorio avrà vinto un biglietto vincente alla lotteria, il cui valore supera quello di un intero filare di Palais Lumière.

Che la bioraffineria sia un investimento possibile per Porto Marghera era, sulla carta, dimostrato ormai da anni: già nel 2007 ho inserito la proposta per lo sviluppo di una bioraffineria integrata nel Protocollo di Condivisione delle linee strategiche per la riqualificazione e lo sviluppo di Porto Marghera, mentre la Grandi Mulini prospettava un impianto di produzione di bioetanolo.

Il problema però, è che la produzione di biocarburanti deve tenere di conto di una quantità di variabili che possono trasformare l’investimento in un incubo, a partire dalla logistica, che se non è strategicamente piazzata, può incidere significativamente sul costo del prodotto finito.

Per questo motivo, nonostante tanti sforzi, identificare un investitore che dovesse farsi carico di individuare l’area ideale sulla quale imbastire una trattativa di acquisto, condizionata dall’incognita bonifica, è sempre stato come costruire un castello di sabbia asciutta.

Considerando che una delle poche aree adatte è la zona compresa tra la raffineria e la Petroven, mi ricordo una riunione informale, tenutasi a settembre del 2009, proprio negli uffici Petroven, durante la quale il massimo sforzo che si poteva immaginare da parte di ENI sarebbe potuto essere quello di locare un appezzamento di terra, ma sicuramente non quello di investire del suo, anzi, l’impressione che permeava era quella che a Porto Marghera, ENI, non avrebbe più investito su alcunché.

A partire da quella data, ho sempre temuto di aprire il giornale la mattina e vedere la notizia della dismissione della Raffineria e, nell’ultimo anno, più di qualche volta o pensato che i miei timori fossero sul punto di esser dimostrati, soprattutto quando, a distanza di pochi mesi, era stato annunciato che ENI avrebbe investito 1,2 miliardi di Euro a Proto Torres per avviare una bioraffieria, mentre avrebbe chiuso Porto Marghera per sei mesi.

Non a caso, nel dossier sui biocarburanti, pubblicato, alla fine dello scorso anno, proprio sulla rivista Equilibri della Fondazione ENI Enrico Mattei, auspicavo che ENI prendesse in considerazione anche Porto Marghera per investimenti simili.

In linea teorica, il valore strategico di una bioraffineria per questo Territorio, può superare le potenzialità espresse dal polo chimico negli anni d’oro: oltre a quella dei biocarburanti, infatti, è possibile innescare una serie di produzioni, a partire da bio-lubrificanti, bio-tensioattivi, bio-solventi, bio-vernici, bio-collanti, bio-inchiostri, bio-resine, bio-polimeri, bio-plastificanti,  bio-plastiche, il cui risultato può essere quello di alimentare filiere che valorizzano competenze professionali ed imprenditoriali del Territorio, in ambito chimico ed impiantistico, che valorizzano una componente scientifica dell’Alto Adriatico di eccellenza mondiale nel settore delle biomasse e chimica verde (agrochimica), che attraggono investimenti complementari ed intersettoriali tra Piccola/Media Impresa e Grande Impresa e attraggono Capitali Esteri e che raccolgono le sfide del nuovo secolo: sostenibilità economica ed ambientale, legame tra mercato globale e locale.

Con 100 milioni di euro, è possibile realizzare una linea produttiva di green diesel, adeguata a coprire i quantitativi di biocarburante da miscelare ai tradizionali che vengono distribuiti da questa raffineria, non si tratta, di per sé stesso, di un investimento che da solo può generare un cambiamento così epocale, ma se lo aggiungiamo anche ad altri interventi analoghi, prospettati o compiuti anche da altri soggetti, come quelli, ad esempio dell’Oleificio Medio Piave e di Cereal Docks, otteniamo un insieme che è molto più che simbolico: è un vero inizio.

Il punto è che ENI ha consegnato il biglietto vincente a questo Territorio, ma sta a noi ed alle nostre Amministrazioni andare ad incassarlo: non è solo una questione di autorizzazioni, serve ora un processo di integrazione infrastrutturale che, anche se, considerando i progetti dell’Autorità Portuale, ha già enormi potenzialità per quanto riguarda la logistica, è ancora privo di una piano strategico che sia in grado di attirare investimenti per la realizzazione di laboratori di ricerca per nuovi materiali, per il trasferimento delle loro applicazioni su tecnologie e prodotti destinati al mercato di consumo e, per questo, in grado di avviare produzioni ad alto valore aggiunto  e, quindi, ad avviare nuova imprenditorialità industriale ed artigianale.

Il fatto che ENI abbia preso questa decisione, proprio adesso, non può non avere a che fare con il percorso intrapreso dall’Accordo di programma del 16 aprile, “per la bonifica ed il ripristino ambientale di Porto Marghera e per favorire lo sviluppo di attività produttive sostenibili”, un percorso che ha visto il patrocinio attivo del Ministero dell’Ambiente ed ha avuto la fortuna di avere un coordinamento attento e capace, ma che non ha ancora avuto la possibilità di esprimere una piena convergenza delle strategie della Amministrazioni coinvolte: sarebbe importante, infatti, capire assieme, attorno al Tavolo Permanete per Porto Marghera, come condividere un piano di incentivazione della Chimica Verde, capire quale ruolo possano avere le varie Agenzie e società partecipate e le Università, quali spazi possono esser velocemente convertiti per questo specifico scopo e come si possa promuovere il Territorio per attrarre investitori esteri interessati a questo specifico tema.

Conversione termico-elettrico: qualcosa si muove

La legge di conversione del Decreto Sviluppo (Dl 83/2012) ci ha portato finalmente qualche segnale di novità nel campo della mobilità elettrica

http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/2012/07/31/da-diesel-a-elettrica-gli-incentivi-statali-per-far-diventare-green-la-nostra-automobile/?h=0

Oltre al retrofit del parco esistente viene giustamente spinta la creazione di un parco di colonnine di ricarica. Purtroppo tutto è demandato al recepimento da parte dei comuni…

I nuovi decreti gemelli sull’incentivazione delle fonti rinnovabili

Decreto ministeriale 5 luglio 2012 – Incentivi per energia da fonte fotovoltaica (pdf)

Decreto ministeriale 6 luglio 2012 – Incentivi per energia da fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (pdf)

Allegati al decreto elettriche diverse dal FV (pdf)

Le ESCo e il nuovo DM Ambiente 7 marzo 2012

“Adozione dei criteri ambientali minimi da inserire nei bandi di gara della PA”

Il nuovo Dm Ambiente 7 marzo 2012 ha definito i criteri ambientali minimi che le pubbliche amministrazioni devono inserire nei bandi di gara per l’acquisto dei seguenti servizi energetici degli edifici, affinché i relativi contratti d’appalto possano essere definiti verdi, quali ad esempio:

–          servizio di illuminazione e forza motrice

–          servizi relativi alla mobilità elettrica

–          servizio di climatizzazione

Tra i requisiti chiesti dal DM si segnale che “Oltre a quanto previsto dalle leggi vigenti, i candidati per essere ammessi  alla gara d’appalto debbono avere capacità organizzativa, diagnostica, progettuale, gestionale, economica e finanziaria almeno pari a quelle previste dalla norma Uni Cei 11352 sulle società che forniscono servizi energetici e disporre di personale con le competenze tecniche necessarie a realizzare correttamente il servizio, riducendone gli impatti ambientali”.

Il rispetto di tale criterio è dimostrato dalla presentazione da certificazione di parte terza che attesti il rispetto dei requisiti di cui alla norma Uni Cei 11339 o il rispetto dei requisiti di cui alla norma Uni Cei 11352.

ENERGOL, struttura di eccellenza per la consulenza in campo energetico, propone per la esperienza per:

–          consulenza orientata alla certificazione UNI 11352;

–          assunzione incarichi Esperto in Gestione Energia secondo UNI 11339.

–          consulenza sulla contrattualistica ESCO;

–          ottenimento dei Titoli di Efficienza Energetica;

CHIEDI AD ENERGOL INFORMAZIONI SUL SERVIZO: TELEFONA A ENERGOL ALLO 0444-414125

Che cos’è il PAES (Piano Azione Energia Sostenibile)

L’introduzione dei Piani Energetici Comunali nel nostro Paese è piuttosto recente e più precisamente avviene con la Legge 10/91; in particolare l’art. 5, comma 5 della Legge afferma che “I Piani Regolatori Generali (PRG) dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti devono prevedere uno specifico piano a livello comunale relativo all’uso delle fonti rinnovabili di energia”. Tale Piano doveva essere predisposto entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge (quindi entro luglio 1991) e riguardava 136 Comuni del nostro Paese, con una popolazione interessata pari a circa 21.000.000 di abitanti, pari al 36% del totale dei cittadini italiani. A otto anni di distanza un monitoraggio sullo stato di attuazione di questa Legge, effettuato dall’ENEA, ha mostrato che solamente 23 città, pari al 17% di quelle interessate, avevano elaborato un Piano Energetico Comunale. Va tuttavia sottolineato che quasi tutte le maggiori città italiane hanno avviato la redazione del PEC; le esperienze condotte in questi anni hanno consentito di individuare procedure e criteri, confluite poi in due guide metodologiche realizzate rispettivamente da ENEA la prima [2] e da CISPEL, ACEA e Ambiente Italia la seconda [3]. Le due guide, pur non avendo alcun carattere cogente, possono intendersi come “prassi consolidata” e pertanto rappresentare uno standard di riferimento nella elaborazione di un Piano Energetico Comunale. Va inoltre sottolineato che, nella prassi, i Piani realizzati hanno interpretato in senso più ampio quanto prescritto dall’art. 5 della legge 10/91 e si sono pertanto occupati non solo di fonti tradizionali ma anche di risparmio energetico e di fonti energetiche alternative; inoltre, per la crescente attenzione nei confronti dell’ambiente, in molti Piani è stato dato un notevole risalto al binomio Energia – Ambiente, per cui è ormai più corretto parlare di Piani Energetici e Ambientali Comunali (PEAC).
Volendo implementare un PAES andranno analizzate le metodologie per la redazione dei Piani Energetici Comunali e Ambientali, individuati alcuni esempi significativi elaborati recentemente nel nostro Paese; infine, elaborato un metodo per la redazione del Piano, comprendente anche dei criteri per l’individuazione degli interventi di attuazione del Piano stesso.