Workshop “Vendere il valore”

Il giorno 23 maggio si è svolta a Stezzano presso il polo Schneider il Workshop “Vendere il valore”: una lezione introduttiva tenuta dal dott. Restori sulle nuove figure e nuove opportunità nel campo dell’efficienza energetica.

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An Evolving View of Energy Management (guest post by George Belich)

I have been in this industry a long time and have seen an tremendous evolution of energy management over the years. The pedal is to the metal now with technology, sustainability and education moving along at a rapid pace. So in the grand scheme of things I would like to offer a personal overall perspective how I now see energy management.

At the core of coarse are metering and sensor technologies along with sophisticated control devices. The IoT will allow for more points of data and control that we ever dreamed about 20 years ago. In another 10 to 20 years these points will be accessed by multiple systems and multiple users in real time.

The next logical process to the view are the building management and SCADA systems that interface with these devices in order to maintain an operational balance between cost effective performance and effective human environments. Equipment failure and human intervention will cause this to go out-of-balance at some point in time.

Then we introduce in solar, cogeneration, combine heat and power, wind, fuel cells, battery storage and more into the operations so now there is a different complexity to the situation. These introductions also bring the utility into the picture with policies and market programs such as Demand Response  and Demand Side Management that provide revenue or savings back to the end customers and their operators.

Now comes the data integration part of the process where the control data, metering data, utility billing data, weather data and facility information data such as occupancy, holidays, utility events, product output  and more must come together and provide analytics and actionable items. These systems are many, operate on many platforms and may be specialized in the particularly facility venue such as schools, manufacturing, office buildings and more. This is where the ‘Big Data’ of energy management begins and where the focus of understanding how to get more out of the operations and controls of the facility. And more. Used wisely  this information can help to lower your peak demands, lower your baselines and most of all lower your costs.

Now having said all of the above, how can we manage energy without managing the physical assets being monitored and doing the monitoring (ala, meters, sensors and relays). Maintenance systems have been around a while but I am not sure how much they have been used in the energy management process. Preventative and predictive maintenance of a facilities assets can be greatly enhanced with utility data so if there is a process why not use it and if there is not why not put one in place.  Faulty controls, sensors, meters and relays can cost more in the decision making process than ignoring them.

Over the last several years sustainability programs have been evolving to provide corporations more social visibility and overall view of their environmental concerns and performance. This is where the energy data and performance data provide a great deal of input. Not just on the financial side but on the Green House Gas side of the reports. Sustainability provides an additional case for energy management that did not exist several years ago.

This summary can run on with much more detail but is intended only to generate some  larger thoughts on energy management. The above drawing is a clear visual of this process and shows a size and scope of what energy management can be. These circles encompass various levels of personnel and skill sets in an organization that all must be engaged to have what could true energy efficiency. How active are you or you want to be in these functional areas?

Evoluzione del mercato energia – Relazione annuale del GME

ScreenHunter_01 Jul. 12 12.28L’andamento del mercato energia non è più un argomento per soli addetti ai lavori. La relazione annuale del GME contiene degli spunti interessanti du un settore che sta vivendo un’evoluzione tumultuosa.

http://www.mercatoelettrico.org/it/MenuBiblioteca/documenti/20130709RelazioneAnnuale2012.pdf

Sul tamburo: le nuove schede TEE 37 e 38

Scheda tecnica n. 37E – Nuova installazione di impianto di riscaldamento unifamiliare alimentato a biomassa
legnosa di potenza ” 35 kW termici. ………………………………………………………………………………………………………………
Allegato alla scheda tecnica n. 37E: procedura per il calcolo del risparmio di energia primaria ……………………….

Scheda tecnica n. 38E – Installazione di sistema di automazione e controllo del riscaldamento negli edifici
residenziali (Building Automation and Control System, BACS) secondo la norma UNI EN 15232 ………………….
Allegato alla scheda tecnica n. 38E: procedura per il calcolo del risparmio di energia primaria …………………………

ENI vuole trasformare la raffineria di Venezia nella prima bioraffineria del mondo

Dopo che l’amministratore delgato di ENI Scaroni ha presentato il progetto di bioraffineria (http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=221030) registriamo l’intervento di Simone Padoan, direttore di ANSAC Italia, vicepresidente di APIndustria Venezia e profondo conoscitore del mercato dei biocarburanti italiano.

La bioraffineria di ENI è un biglietto vincente alla lotteria: non buttiamolo via.

Simone Padoan, vice presidente APIndustria Venezia.

Se ENI porterà a termine l’investimento per la “Green Refinery”, il nostro Territorio avrà vinto un biglietto vincente alla lotteria, il cui valore supera quello di un intero filare di Palais Lumière.

Che la bioraffineria sia un investimento possibile per Porto Marghera era, sulla carta, dimostrato ormai da anni: già nel 2007 ho inserito la proposta per lo sviluppo di una bioraffineria integrata nel Protocollo di Condivisione delle linee strategiche per la riqualificazione e lo sviluppo di Porto Marghera, mentre la Grandi Mulini prospettava un impianto di produzione di bioetanolo.

Il problema però, è che la produzione di biocarburanti deve tenere di conto di una quantità di variabili che possono trasformare l’investimento in un incubo, a partire dalla logistica, che se non è strategicamente piazzata, può incidere significativamente sul costo del prodotto finito.

Per questo motivo, nonostante tanti sforzi, identificare un investitore che dovesse farsi carico di individuare l’area ideale sulla quale imbastire una trattativa di acquisto, condizionata dall’incognita bonifica, è sempre stato come costruire un castello di sabbia asciutta.

Considerando che una delle poche aree adatte è la zona compresa tra la raffineria e la Petroven, mi ricordo una riunione informale, tenutasi a settembre del 2009, proprio negli uffici Petroven, durante la quale il massimo sforzo che si poteva immaginare da parte di ENI sarebbe potuto essere quello di locare un appezzamento di terra, ma sicuramente non quello di investire del suo, anzi, l’impressione che permeava era quella che a Porto Marghera, ENI, non avrebbe più investito su alcunché.

A partire da quella data, ho sempre temuto di aprire il giornale la mattina e vedere la notizia della dismissione della Raffineria e, nell’ultimo anno, più di qualche volta o pensato che i miei timori fossero sul punto di esser dimostrati, soprattutto quando, a distanza di pochi mesi, era stato annunciato che ENI avrebbe investito 1,2 miliardi di Euro a Proto Torres per avviare una bioraffieria, mentre avrebbe chiuso Porto Marghera per sei mesi.

Non a caso, nel dossier sui biocarburanti, pubblicato, alla fine dello scorso anno, proprio sulla rivista Equilibri della Fondazione ENI Enrico Mattei, auspicavo che ENI prendesse in considerazione anche Porto Marghera per investimenti simili.

In linea teorica, il valore strategico di una bioraffineria per questo Territorio, può superare le potenzialità espresse dal polo chimico negli anni d’oro: oltre a quella dei biocarburanti, infatti, è possibile innescare una serie di produzioni, a partire da bio-lubrificanti, bio-tensioattivi, bio-solventi, bio-vernici, bio-collanti, bio-inchiostri, bio-resine, bio-polimeri, bio-plastificanti,  bio-plastiche, il cui risultato può essere quello di alimentare filiere che valorizzano competenze professionali ed imprenditoriali del Territorio, in ambito chimico ed impiantistico, che valorizzano una componente scientifica dell’Alto Adriatico di eccellenza mondiale nel settore delle biomasse e chimica verde (agrochimica), che attraggono investimenti complementari ed intersettoriali tra Piccola/Media Impresa e Grande Impresa e attraggono Capitali Esteri e che raccolgono le sfide del nuovo secolo: sostenibilità economica ed ambientale, legame tra mercato globale e locale.

Con 100 milioni di euro, è possibile realizzare una linea produttiva di green diesel, adeguata a coprire i quantitativi di biocarburante da miscelare ai tradizionali che vengono distribuiti da questa raffineria, non si tratta, di per sé stesso, di un investimento che da solo può generare un cambiamento così epocale, ma se lo aggiungiamo anche ad altri interventi analoghi, prospettati o compiuti anche da altri soggetti, come quelli, ad esempio dell’Oleificio Medio Piave e di Cereal Docks, otteniamo un insieme che è molto più che simbolico: è un vero inizio.

Il punto è che ENI ha consegnato il biglietto vincente a questo Territorio, ma sta a noi ed alle nostre Amministrazioni andare ad incassarlo: non è solo una questione di autorizzazioni, serve ora un processo di integrazione infrastrutturale che, anche se, considerando i progetti dell’Autorità Portuale, ha già enormi potenzialità per quanto riguarda la logistica, è ancora privo di una piano strategico che sia in grado di attirare investimenti per la realizzazione di laboratori di ricerca per nuovi materiali, per il trasferimento delle loro applicazioni su tecnologie e prodotti destinati al mercato di consumo e, per questo, in grado di avviare produzioni ad alto valore aggiunto  e, quindi, ad avviare nuova imprenditorialità industriale ed artigianale.

Il fatto che ENI abbia preso questa decisione, proprio adesso, non può non avere a che fare con il percorso intrapreso dall’Accordo di programma del 16 aprile, “per la bonifica ed il ripristino ambientale di Porto Marghera e per favorire lo sviluppo di attività produttive sostenibili”, un percorso che ha visto il patrocinio attivo del Ministero dell’Ambiente ed ha avuto la fortuna di avere un coordinamento attento e capace, ma che non ha ancora avuto la possibilità di esprimere una piena convergenza delle strategie della Amministrazioni coinvolte: sarebbe importante, infatti, capire assieme, attorno al Tavolo Permanete per Porto Marghera, come condividere un piano di incentivazione della Chimica Verde, capire quale ruolo possano avere le varie Agenzie e società partecipate e le Università, quali spazi possono esser velocemente convertiti per questo specifico scopo e come si possa promuovere il Territorio per attrarre investitori esteri interessati a questo specifico tema.