Incontro “Esperto in gestione dell’energia: la figura ed il ruolo professionale”

Oggi venerdì 1° dicembre 2017 al Collegio dei Geometri si è svolto l’incontro sul tema “Esperto in gestione dell’energia: la figura ed il ruolo professionale” tenuto da Fulvio Restori e Luca Vecchiato. Ottima la risposta del pubblico.

 

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Workshop “Vendere il valore”

Il giorno 23 maggio si è svolta a Stezzano presso il polo Schneider il Workshop “Vendere il valore”: una lezione introduttiva tenuta dal dott. Restori sulle nuove figure e nuove opportunità nel campo dell’efficienza energetica.

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L’Ecobonus 2017

La Legge di Bilancio, approvata in Parlamento a fine 2016, anche quest’anno punta a sostenere economicamente modalità produttive o forme di consumo che riducono l’impatto ambientale. Il cosidetto “ecobonus” contiene delle interessanti opportunità nel campo dell’efficientamento energetico per privati e imprenditori.

Ecobonus nella Finanziaria 2017

Viene prorogato l’Ecobonus, detrazione fiscale per la riqualificazione energetica, e la proroga vale fino a 2021, con delle percentuali di detrazione tra al 70% e al 75% per i condomini. Per le abitazioni private la detrazione al 65% viene estesa al 2017.

Bonus ristrutturazione edilizia nella Finanziaria 2017

Il Bonus concesso alle ristrutturazioni è prorogato fino al 2017 con una detrazione del 50%. Rimane valido per il 2017 il Bonus Mobili con la possibilità di detrarre le spese di acquisto di mobili al 50%.

Bonus Alberghi nella Finanziaria 2017

Il Bonus Alberghi, prorogato fino al 2018 permette di detrarre le spese per il 65% della spesa.

Sisma Bonus nella Finanziaria 2017

Per il Sima Bonus vengono confermate le “scale” di detrazione che si applicano a seconda della classe antisismica raggiunta dopo l’intervento: i parametri da rispettare sono 50, 70, 80% per le case e 50, 75, 80% per i condomìni.

 

Non sono state approvate alcune detrazioni che erano state inizialmente ventilate:

– credito d’imposta 65% per le spese di classificazione sismica,

– bonus 65% per la bonifica amianto,

– possibilità della cessione del credito d’imposta anche per le opere in singole unità abitative,

– detrazione 50% per la sistemazione a verde di aree scoperte di pertinenza,

– ampliamento del perimetro della cessione del credito di imposta dai soli fornitori alle banche, per l’ecobonus e il sisma bonus.

 

Obbligo di rendicontazione dei risparmi energetici

Con il 5 dicembre 2015 si è esaurito l’obbligo di diagnosi energetiche introdotto dal D.Lgs. 102/14 per le Grandi Imprese e per le energivore. L’obbligo è ciclico con cadenza quadriennale, la maggior parte dei soggetti dovrà ripetere la diagnosi nel 2019. L’adempimento sta avendo uno strascico di sanzioni per i soggetti obbligati che non hanno caricato la diagnosi nei termini stabiliti.

Ma il D. Lgs. 102/14, all’art. 8 comma 7 ha anche stabilito che “I risparmi di energia per i quali non siano stati riconosciuti i titoli di efficienza energetica rispetto all’anno precedente e in condizioni normalizzate, riscontrabili dai bilanci energetici predisposti da imprese che attuano un sistema di gestione dell’energia conforme alla norma ISO 50001, e dagli audit previsti dal presente decreto sono comunicati dalle imprese all’ENEA e concorrono al raggiungimento degli obbiettivi di cui al presente articolo.»

Quindi se ne ricava che:

  • I soggetti interessati sono quelli che sono obbligati alle diagnosi e tutte le imprese che hanno implementato un sistema di gestione dell’energia secondo la ISO 50001;
  • I risparmi totali conseguiti per ogni anno solare, dovranno essere comunicati ad ENEA con cadenza annuale, entro il 31 marzo dell’anno successivo al conseguimento dei risparmi stessi.
  • I risparmi da rendicontare sono tutti quelli riconducibili non soltanto ad interventi di efficientamento realizzati sul ciclo produttivo (tecnologici), ma anche al semplice risparmio energetico derivante da qualunque modifica, anche comportamentale, della gestione del ciclo produttivo stesso;

Occorre ricordare inoltre che i consumi devono essere “normalizzati” tramite fattori che devono essere scelti in modo da essere rappresentativi dell’attività del sito, come ad esempio:

  • Kg di produzione per aziende produttive;
  • Km percorsi per flotte aziendali;
  • GG (estivi e/o invernali) per aree aperte al pubblico e climatizzate

ECOREX riceve il premio GBE Factory

La monselicense Ecorex appartenente al vicentino Gruppo Ethan e specializzata nel recupero di rifiuti speciali, ha ottenuto il premio GBE Factory project per la sua sede produttiva di Monselice (Padova). Il riconoscimento, promosso da un gruppo di Camere di Commercio europee, è riservato alle PMI che installino almeno 100 kW di produzione energetica da fonti rinnovabili su propri edifici commerciali. Un premio che l’aziende deve in parte alla consorella Energol di Grisignano di Zocco (Vicenza), anch’essa di Gruppo Ethan e specializzata nelle fonti rinnovabili.

L’azienda vede così riconosciuta la scelta di installare sia un impianto fotovoltaico su tetto che un sistema di climatizzazione a pellet di legno finalizzati entrambi all’autonomia energetica della propria sede, che occupa dal 2010.

L’impianto fotovoltaico copre una superficie di 700 metri quadri pari al 50% per cento del coperto, mentre il sistema a pellet consuma 25 quintali di pellet, con un risparmio, in termini di CO2, pari a 4 tonnellate.

GBE Factory project mira ad accelerare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, ed è frutto di un accordo di collaborazione fra Camere di Commercio e aziende di settore di cinque Stati europei: Italia, Austria, Slovacchia, Bulgaria, Germania. Per l’Italia l’ente aderente è Unioncamere Veneto.

“Gruppo Ethan e noi in particolare” ha dichiarato il dott. Mirko Muraro, amministratore di Ecorex “Questo riconoscimento ci onora e rende ancora più visibile un impegno dimostrato anche dalla nostra certificazione ISO 14001, strumento di supporto per la riduzione dei costi mediante l’utilizzo efficiente delle risorse naturali ed energetiche”.

“Questi riconoscimenti rendono evidente che la transizione dalle fonti fossili è ormai innescata e inarrestabile” ha dichiarato l’amministratore di Energol ing. Luca Vecchiato. “Il mondo sta cambiando e ci fa felici che un nostro impianto ottenga un riconoscimento tanto prestigioso”.

Energia rinnovabile: uno sguardo critico

Many qualify electricity from solar panels or wind mills, in a poetical mode, as free energy.
There is no such a thing as free energy. It is renewable, but not free. It requires a large energy investment to produce solar panels or wind mills. It is imperative to use the proper tools to analyze any of the so called renewable sources of energy and dispel the notion that they represent free energy.
The objective of those renewable sources is to have a positive future flow of output energy, and that flow of renewable energy should be able to pay the initial investment in non renewable energy in a short period of time, say a maximum of 3 years. This standard indicates that we have a real innovation. Any Government financial support does not change the reality of our objective, fast payback of the energy investment.
This is the only objective we should have for a measure of reasonable sustainability and cut our dependency on foreign oil.
As you can deduct, this definition of sustainability is independent of the price of oil, as it should be. Let’s check the situation of the three most common projects for renewable sources with the standard mentioned above.
1. Ethanol: The future flow of renewable energy is negative. There is nothing left to pay for the humongous required energy investments-1 Gallon of ethanol, uses 1.85 Gallons of oil- If we do nothing, we will be better off in terms of energy consumption and emissions now and in the future. The government support, with all their financial help, cannot change the negative energy balance and the enormous increase in present emissions. Our goal is not fulfilled.
2. Wind Mills: The future flow of renewable energy is positive. However the very large investments in energy to engineer and build the units, including power lines, have an energy payback beyond 30 years.
This investment does not avoid the investment in carbon, gas, or nuclear power plants to cover the ~70% of the time they are not producing electricity. We are increasing dramatically the power consumption and emissions as we build the units now, for a meager yearly renewable volume of power. . Our goal is not fulfilled
2. Solar panels: The future flow of renewable energy is positive. The pay back for the initial energy consumption is beyond 50 years. Solar panels produce energy in average ~20% of the time. Any standard technology, let’s say small generators consuming natural gas, cost 1/30 of the energy cost of a solar panel for an equal total output.
We seem to be digging our own grave with gusto. None of those projects comply with the most elementary energy objective we have as a country; on the contrary, they produce a considerable spike of energy usage now, that could be avoided, and I doubt that they will ever have a proper pay back in created energy.
There is no wealth creation in these activities, no energy savings, only an immediate transfer of money from the Taxpayers to somebody else, destroying other Industries in the meantime.
Due to all kind of government money injected into these projects, and the high price of oil, money could be made. But if the price of oil goes below a certain threshold, boom, the project is no longer viable. See T. Boone Pickens suspending his wind mill project because oil went below US$60. Or the several bankruptcies in ethanol due to the higher price of corn in spite of all the subsidies! Millions of barrels of oil that we cannot afford to loose, thrown to the wind.
None of those programs complies with cutting CO2 emissions, a suspected objective anyway.
They make our dependence of foreign oil much worst, not better, using considerable high level engineering resources for naught.
There are enormous opportunities in energy savings and production in many Industries, with a positive balance of energy consumption and paybacks anywhere from 4 months to one year.

L’efficienza nei consumi auto

Companies operating fleets of vehicles are well aware of the fact that some drivers consistently get fewer miles per gallon than others. Whether it’s because they feel the need for speed, are heavy handed with the gear change or wait until the last minute to brake, it all boils down to the same thing – they cost the business more. In this eGuide:

1) Ensure drivers understand your company’s policies on vehicle maintenance and driver behaviour
2) Handling their vehicles in a way that delivers up to 15% fuel savings
3) Becoming safer, more considerate drivers and cutting insurance costs

Download it here: http://okt.to/K2LtGf

ENI vuole trasformare la raffineria di Venezia nella prima bioraffineria del mondo

Dopo che l’amministratore delgato di ENI Scaroni ha presentato il progetto di bioraffineria (http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=221030) registriamo l’intervento di Simone Padoan, direttore di ANSAC Italia, vicepresidente di APIndustria Venezia e profondo conoscitore del mercato dei biocarburanti italiano.

La bioraffineria di ENI è un biglietto vincente alla lotteria: non buttiamolo via.

Simone Padoan, vice presidente APIndustria Venezia.

Se ENI porterà a termine l’investimento per la “Green Refinery”, il nostro Territorio avrà vinto un biglietto vincente alla lotteria, il cui valore supera quello di un intero filare di Palais Lumière.

Che la bioraffineria sia un investimento possibile per Porto Marghera era, sulla carta, dimostrato ormai da anni: già nel 2007 ho inserito la proposta per lo sviluppo di una bioraffineria integrata nel Protocollo di Condivisione delle linee strategiche per la riqualificazione e lo sviluppo di Porto Marghera, mentre la Grandi Mulini prospettava un impianto di produzione di bioetanolo.

Il problema però, è che la produzione di biocarburanti deve tenere di conto di una quantità di variabili che possono trasformare l’investimento in un incubo, a partire dalla logistica, che se non è strategicamente piazzata, può incidere significativamente sul costo del prodotto finito.

Per questo motivo, nonostante tanti sforzi, identificare un investitore che dovesse farsi carico di individuare l’area ideale sulla quale imbastire una trattativa di acquisto, condizionata dall’incognita bonifica, è sempre stato come costruire un castello di sabbia asciutta.

Considerando che una delle poche aree adatte è la zona compresa tra la raffineria e la Petroven, mi ricordo una riunione informale, tenutasi a settembre del 2009, proprio negli uffici Petroven, durante la quale il massimo sforzo che si poteva immaginare da parte di ENI sarebbe potuto essere quello di locare un appezzamento di terra, ma sicuramente non quello di investire del suo, anzi, l’impressione che permeava era quella che a Porto Marghera, ENI, non avrebbe più investito su alcunché.

A partire da quella data, ho sempre temuto di aprire il giornale la mattina e vedere la notizia della dismissione della Raffineria e, nell’ultimo anno, più di qualche volta o pensato che i miei timori fossero sul punto di esser dimostrati, soprattutto quando, a distanza di pochi mesi, era stato annunciato che ENI avrebbe investito 1,2 miliardi di Euro a Proto Torres per avviare una bioraffieria, mentre avrebbe chiuso Porto Marghera per sei mesi.

Non a caso, nel dossier sui biocarburanti, pubblicato, alla fine dello scorso anno, proprio sulla rivista Equilibri della Fondazione ENI Enrico Mattei, auspicavo che ENI prendesse in considerazione anche Porto Marghera per investimenti simili.

In linea teorica, il valore strategico di una bioraffineria per questo Territorio, può superare le potenzialità espresse dal polo chimico negli anni d’oro: oltre a quella dei biocarburanti, infatti, è possibile innescare una serie di produzioni, a partire da bio-lubrificanti, bio-tensioattivi, bio-solventi, bio-vernici, bio-collanti, bio-inchiostri, bio-resine, bio-polimeri, bio-plastificanti,  bio-plastiche, il cui risultato può essere quello di alimentare filiere che valorizzano competenze professionali ed imprenditoriali del Territorio, in ambito chimico ed impiantistico, che valorizzano una componente scientifica dell’Alto Adriatico di eccellenza mondiale nel settore delle biomasse e chimica verde (agrochimica), che attraggono investimenti complementari ed intersettoriali tra Piccola/Media Impresa e Grande Impresa e attraggono Capitali Esteri e che raccolgono le sfide del nuovo secolo: sostenibilità economica ed ambientale, legame tra mercato globale e locale.

Con 100 milioni di euro, è possibile realizzare una linea produttiva di green diesel, adeguata a coprire i quantitativi di biocarburante da miscelare ai tradizionali che vengono distribuiti da questa raffineria, non si tratta, di per sé stesso, di un investimento che da solo può generare un cambiamento così epocale, ma se lo aggiungiamo anche ad altri interventi analoghi, prospettati o compiuti anche da altri soggetti, come quelli, ad esempio dell’Oleificio Medio Piave e di Cereal Docks, otteniamo un insieme che è molto più che simbolico: è un vero inizio.

Il punto è che ENI ha consegnato il biglietto vincente a questo Territorio, ma sta a noi ed alle nostre Amministrazioni andare ad incassarlo: non è solo una questione di autorizzazioni, serve ora un processo di integrazione infrastrutturale che, anche se, considerando i progetti dell’Autorità Portuale, ha già enormi potenzialità per quanto riguarda la logistica, è ancora privo di una piano strategico che sia in grado di attirare investimenti per la realizzazione di laboratori di ricerca per nuovi materiali, per il trasferimento delle loro applicazioni su tecnologie e prodotti destinati al mercato di consumo e, per questo, in grado di avviare produzioni ad alto valore aggiunto  e, quindi, ad avviare nuova imprenditorialità industriale ed artigianale.

Il fatto che ENI abbia preso questa decisione, proprio adesso, non può non avere a che fare con il percorso intrapreso dall’Accordo di programma del 16 aprile, “per la bonifica ed il ripristino ambientale di Porto Marghera e per favorire lo sviluppo di attività produttive sostenibili”, un percorso che ha visto il patrocinio attivo del Ministero dell’Ambiente ed ha avuto la fortuna di avere un coordinamento attento e capace, ma che non ha ancora avuto la possibilità di esprimere una piena convergenza delle strategie della Amministrazioni coinvolte: sarebbe importante, infatti, capire assieme, attorno al Tavolo Permanete per Porto Marghera, come condividere un piano di incentivazione della Chimica Verde, capire quale ruolo possano avere le varie Agenzie e società partecipate e le Università, quali spazi possono esser velocemente convertiti per questo specifico scopo e come si possa promuovere il Territorio per attrarre investitori esteri interessati a questo specifico tema.

I nuovi decreti gemelli sull’incentivazione delle fonti rinnovabili

Decreto ministeriale 5 luglio 2012 – Incentivi per energia da fonte fotovoltaica (pdf)

Decreto ministeriale 6 luglio 2012 – Incentivi per energia da fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (pdf)

Allegati al decreto elettriche diverse dal FV (pdf)

Alghe, la nuova frontiere nella produzione energetica

Premessa
Energia e trasporti sono due settori a strettissimo contatto. Nei paesi industrializzati circa un terzo del consumo totale di energia primaria è utilizzato per i trasporti e si tratta nella quasi totalità di energia da fonti fossili. Come riuscirà a reggere questo comparto alla diminuita disponibilità di petrolio che si prospetta per i prossimi anni?
Una risposta, sia pure parziale, è data dall’utilizzo di biomasse per la produzione di carburanti. Essenzialmente i filoni tecnologicamente maturi sono il bioetanolo (su cui gravano sospetti di un EROEI minore di 1, ossia di richiedere per la produzione più energia di quella che viene restituita) e il biodiesel. Quest’ultimo è ottenuto quasi completamente dai semi delle oleaginose (colza, girasole, palma, ecc.).
Se a prima vista questo genere di produzione ha impatti positivi in termini di autonomia energetica e di ridotta emissione di CO2 (che viene parzialmente compensata dalla CO2 assorbita dalla pianta durante la sua crescita) non pochi dubbi sono stati sollevati su questa filiera di produzione, in termini di sostenibilità ambientale e di utilizzo della superficie agricola, bene strategico in un mondo sempre più affamato.
L’utilizzo di olio ricavato da biomassa algale permette, in prospettiva, di ridurre alcuni dei problemi suddetti in quanto le alghe non sono utilizzate come alimento primario e inoltre non richiedono terreni agricoli. Oltre all’uso energetico le alghe possono essere usate per colture alimentari, per la depurazione delle acque e come fertilizzanti, in quanto sono coltivate in particolari reattori che possono essere posti ovunque vi siano condizioni favorevoli in termini di temperatura e irraggiamento. Sono inoltre possibili più raccolte durante l’anno e non, come per tutte le altre piante a terra, uno o al massimo due raccolti l’anno.

Biodiesel, il quadro normativo
In Europa le modalità di utilizzo dei biocarburanti sono dettati dalla Direttiva Europea 2003/30/CE, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 30/05/2005 n.128 nel quale vengono definite le modalità di tassazione alla quale devono essere sottoposti i biocarburanti. La Direttiva 2003/30/CE aveva come scopo la promozione e l’introduzione di biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili in sostituzione del carburante diesel o di benzina nei trasporti al fine di rispettare gli impegni della Comunità Europea in materia di cambiamenti climatici e per contribuire all’approvvigionamento rispettando l’ambiente e promuovendo fonti di energia rinnovabile: a questo scopo il Decreto 30/05/2005 prevedeva un incentivo alla produzione di oli minerali o biodiesel in quanto, in relazione ad un programma della durata di sei anni dal 1°gennaio 2005 al 31 dicembre 2010, esentato dalle accise nei limiti di un contingente di 200.000 tonnellate.
L’obiettivo nazionale nell’introduzione di biocarburanti ed altri carburanti rinnovabili, espressi come percentuale del totale del carburante diesel e di benzina nei trasporti, prevedeva il raggiungimento della soglia del 1% entro il 31 dicembre 2005, il 2,5% per il 31 dicembre 2008 e il 5,75% per il 31 dicembre 2010 (quest’ultimo coincide inoltre con l’obiettivo europeo). Il decreto del 25 gennaio 2010, però, ha ridotto questi obiettivi al raggiungimento della quota minima nazionale per il 2010 del 3,5 %, calcolato su base del tenore energetico; per l’anno 2011 tale quota è fissata al 4% e per il 2012 al 4,5%; percentuali comunque molto lontane dalla quota minima europea che è appunto del 5.75% .

Il biodiesel da microalghe
La produzione di biomassa algale ha trovato sempre più grande attenzione negli ultimi decenni in quanto sembra essere la risoluzione ai problemi legati alla produzione da colture tradizionali. Le microalghe potrebbero, infatti, produrre da 50.000 a 200.000 Litri di olio da trasformare in biodiesel per ettaro all’anno, in confronto ai 1.000, 2.500 o 6.000 (per l’olio di palma) litri per ettaro ottenibili dalle colture a terra.
La quantità di biodiesel prodotto dipende dal contenuto di lipidi nelle alghe , che a sua volta dipende dalla specie algale e dalle condizioni in cui viene coltivata. Alcune tipologie di alghe possono arrivare a contenere più del 80% di lipidi nella loro massa secca.
Il problema principale è al momento dovuto al costo molto alto della produzione di biodiesel da alghe, il quale è dovuto principalmente ai processi di raccolta della biomassa e alla concentrazione ed essiccamento della stessa: il biodiesel è un composto prodotto attraverso una reazione di trans-esterificazione a partire da trigliceridi e alcoli in presenza di un catalizzatore. Attualmente non sono ancora presenti impianti che permettano la produzione di biomassa su larga scala, in quanto questa nuova tecnologia è ancora in fase di sperimentazione.

Le microalghe: fonte perpetua di energia
La coltura di massa delle microalghe è studiata già da 60 anni, a cominciare dall’inizio degli anni ‘50 come potenziale fonte di sostentamento per l’umanità, con la prospettiva di risolvere la carenza alimentare dei paesi più poveri.
Le preoccupazioni riguardo l’inquinamento delle acque, negli anni ’60, svilupparono l’interesse nell’uso delle microalghe per il trattamento delle acque reflue. Trattare la acque reflue, infatti, sembrava essere il modo migliore, e più economico, per associare la depurazione delle acque, ricche di elementi fondamentali per la sintesi algale, alla crescita delle microalghe. Nel corso degli anni 80 si sono sviluppati negli Stati Uniti sia impianti di dimensioni importanti che centri di trattamento delle acque reflue di medie o piccole dimensioni che utilizzavano open pond, e in rari casi si effettuava la raccolta della biomassa algale prodotta.
Le microalghe sono microorganismi unicellulari autotrofi o eterotrofi che crescono, come le piante terrestri, attraverso un processo di fotosintesi in cui catturano anidride carbonica e energia luminosa, e le convertono in lipidi. Il gruppo delle microalghe include procarioti (cianobatteri o alghe verdi-azzurre) e eucarioti (alghe verdi, diatomee, alghe rosse, etc…). Una delle più grandi sfide nella coltura delle alghe è individuare le specie che crescnoa velocemente e che contengano al loro interno un alto contenuto di lipidi, i quali siano facili da estrarre e raccogliere.
Le colture di microalghe sono usate comunemente come alimentazione in acquacoltura e per la produzione di molecole ad alto valore aggiunto, a causa dell’alto contenuto di acidi grassi delle alghe. Affinchè la crescita possa essere attuata e favorita devono essere rispettate alcune condizioni ambientali fondamentali. Nelle prime due fasi di crescita deve essere fornito un apporto di nutrienti, ed essendo le alghe organismi autotrofi fotosintetici è costituito, perdipiù, da concentrazioni adeguate di CO2, N (sotto forma di nitrati di ammonio) e P (sotto forma di fosfati) oltre che un esposizione alla luce adeguata. L’energia radiante, infatti, è in grado di promuovere i processi di fotosintesi che consentono la fissazione dell’anidride carbonica e degli altri nutrienti inorganici presenti in fase fluida, producendo materiale organico che costituisce la cellula algale; questa può quindi accrescersi e moltiplicarsi per fissione o duplicazione producendo altra biomassa ad alto contenuto lipidico.

Le specie più promettenti
Nella produzione di biodiesel da alghe i parametri fondamentali da considerare per individuare le specie algali migliori, sono l’analisi della concentrazione di lipidi e la velocità di crescita. A parte questi due valori fondamentali devono essere considerati, inoltre, il rischio di contaminazione della coltura, apporto di nutrienti necessario e le tecnologie di raccolta e concentrazione della biomassa. Potrebbe infatti essere favorita la coltura di una specie in grado di effettuare bioflocculazione in particolari condizioni ambientali. In seguito verranno passate in rassegna alcune delle specie algali più usate.

  • Arthrospira platensis: È conosciuta anche con il nome di Spirulina per la sua particolare forma. È coltivata sia all’interno di fotobioreattori che in lagune aperte o raceway. La specie Spirulina è relativamente resistente alla contaminazione quanto cresce all’interno di un mezzo che contiene un’alta concentrazione di bicarbonato (15g/L). La maggior parte dei sistemi di produzione di questa specie usa raceway poco profondi, foderati di plastica e miscelati con ruote a pale che permettono un buon controllo delle condizioni.
  • Dunaliella salina: La coltura di questa tipologia di alga richiede particolari condizioni climatiche ed ambientali oltre alla disponibilità di specifici substrati nutritivi che ne favoriscono ed incrementano la crescita. La produzione di questo tipo alga avviene solitamente in raceway non molto profondi miscelati con ruote a pale. Possono essere usati, tuttavia, anche grandi pond non miscelati posizionati in luoghi dove il costo del terreno non è rilevante, in modo da diminuire cosi il costo di produzione.
  • Botryococcus braunii: È un microalga verde a forma di piramide. Le colonie di questa tipologia di alghe possono crescere in laghi ed estuari della zona tropicale o temperata e possono fiorire in presenza di elevati livelli di fosforo disciolto. L’olio derivante da questa specie algale non permette di ottenere biodiesel attraverso trans-esterificazione in quanto esso presenta trigliceridi di acidi grassi; può essere usato come materia prima per idrocracking e raffinazione dell’olio per produrre ottano, cherosene e diesel.

Recupero della biomassa algale e conversione dei lipidi in biocarburante
Una volta prodotta, la biomassa algale essa deve essere recuperata dai terreni di coltura per essere trattata e utilizzata nei suoi vari impieghi. La raccolta e l’isolamento della produzione delle colture microalgali è una delle aree più problematiche nella tecnologia di produzione del biocarburante dalle alghe. Questo è dovuto al costo dei processi di recupero della biomassa da una soluzione fortemente diluita, soprattutto se la coltura è stata effettuata in vasche aperte.
I metodi di recupero della biomassa sono diversi e presentano oltre a caratteristiche differenti anche costi variabili. La biomassa diluita raccolta deve essere concentrata di oltre 100 volte per raggiungere una densità sufficiente (almeno 50g/L, preferibilmente 100g/L o oltre) a consentire il suo successivo processamento e conversione a biocombustibile.
Le principali tecniche usate per il recupero e concentrazione di biomassa sono:

  • Flocculazione: È la raccolta delle cellule in una massa aggregata attraverso l’addizione di polimeri. Le cellule microalgali aggregate offrono il vantaggio di una più facile separazione dal brodo di coltura;
  • Centifugazione: Può essere utilizzata per quasi tutti i tipi di alghe anche se è sconsigliata per quelle che presentano cellule molto fragili. La centrifuga è praticamente un serbatoio di sedimentazione nel quale vi è un miglioramento della forza di gravità per favorire la sedimentazione;
  • Filtrazione: Viene usata in campo commerciale per raccogliere la Spirulina e questo processo risulta relativamente a basso costo usando i cosiddetti microfiltri. Si tratta solitamente di filtri rotanti con un controlavaggio, filtri inclinati o vibrofiltri;.

Una volta separata la biomassa algale deve essere in primo luogo sottoposta a un processo di estrazione dei lipidi per ottenere l’olio di alga, il quale, poi, verrà trattato per essere trasformato in biodiesel. La frazione lipidica può essere estratta dalla biomassa attraverso estrazioni con solventi, meccaniche, o con l’utilizzo degli ultrasuoni. Può essere sottoposta inoltre a pirolisi o cracking.

Conclusioni
Da quanto esposto risulta chiaro come le potenzialità della produzione di biodiesel da microalghe siano estremamente interessanti. Al momento, in tutte le sperimentazioni effettuate, il problema risultano essere gli elevati costi di separazione e trasformazione della biomassa in carburante. Ciononostante la possibilità di integrare la produzione di biocarburanti con altre produzioni (quali ad esempio la produzione di integratori alimentari, biofertilizzanti, mangimi o carta) o altri utilizzi (come ad esempio la depurazione delle acque reflue) rende il settore delle alghe uno dei più promettenti nel panorama delle energie rinnovabili.