Interventi di aumento dell’efficienza nell’industria

Quali interventi di miglioramento energetico implementare in un’azienda manifatturiera? Come scremare gli interventi ed ottenere i massimi risultati tecnico-economici?
Prima di procedere a individuare gli interventi più interessanti va effettuata una diagnosi energetica che individui le aree e le apparecchiature di maggior consumo su un arco di tempo significativo. I dati più importanti da analizzare sono:

  • aree / apparecchiature di maggior consumo;
  • anzianità e stato di conservazione delle apparecchiature
  • andamento del consumo energetico complessivo e (per quanto riguarda il consumo elettrico) consumo ripartito nelle fasce F1, F2 e F3 ed valore dello sfasamento cos phi

A fronte di questa analisi alcuni interventi da valutare sono:

  • sostituzione delle apparecchiature vetuste con apparecchiature nuove;
  • sostituzione di motori a bassa efficienza con motori a efficienza più elevata
  • inserimento di azionamenti ad inverter per utenze molto variabili;
  • gestione automatizzata di gruppi di apparecchiature, per esempio compressori aria compressa o centrali frigo.

Anche se non strettamente correlati alla riduzione dei consumi ma molto attinenti al campo energetico sono le seguenti valutazioni:

  • inserimento di rifasatori nel caso il cos phi sia basso e causa di penali;
  • valutazione della sostituzione di utenze elettriche con utenze termiche (per esempio compressori mossi da turbine a vapore). Tale intervento può anche avere lo scopo di bilanciare il T/E complessivo e rendere più conveniente un impianto di cogenerazione

Di ciascun intervento andrà definito costo d’investimento e d’esercizio, risparmio conseguibile, eventuali incentivazioni, ritorno economico (Pay-back, VAN, TIR).

L’autoproduzione di energia elettrica è da valutare ad esempio nei casi:

  • indisponibilità del fornitore a un aumento della potenza elettrica necerssaria oppure frequenti black-out di rete: in questo caso può essere interessante inserire un gruppo elettrogeno, ad esempio a gasolio;
  • disponibilità di scarti prodotti dall’attività e di difficile gestione/smaltimento: se il PCI di questi è sufficientemente elevato può essere interessante valutare l’investimento in un impianto di termovalorizzazione;
  • disponibilità in loco di fonti alternativi (crinali ventosi per l’eolico, tetti ben esposti per il FV);
  • elevati consumi elettrici e termici e contemporaneità di utilizzo di EE e calore: risulta molto interessante l’investimento in un impianto di cogenerazione a gas oppure a biocombustibili.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...